Neal si aspettava un intervento chirurgico di routine, qualche giorno di convalescenza in tranquillità e sua moglie al suo fianco. Ma uno strano avvertimento prima dell’operazione lo ha portato a mettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere sulla sua terra.
Le luci fluorescenti e intense della sala pre-operatoria mi abbagliavano. Avevo 32 anni, giacevo in un rigido letto d’ospedale, in attesa di quello che i medici continuavano a definire un “intervento di routine”. L’odore sterile di alcol e iodio aleggiava nell’aria, facendomi venire la nausea.
Mia moglie, Melissa, sedeva proprio accanto a me.
Mi stringeva forte la mano, le dita perfettamente curate. Un ampio sorriso radioso le illuminava il viso, anche se non le raggiungeva gli occhi.
“È solo un piccolo intervento, Neal,” disse lei, sporgendosi in avanti.
«Lo so», mormorai, muovendomi contro la carta frusciante del letto d’ospedale. «Ma continuo a odiare gli ospedali. Oggi c’è qualcosa che non va.»
“Ci stai pensando troppo, tesoro,” rispose Melissa con voce suadente. “Ti fai sempre prendere dal panico.”
“Sei sicuro che sia tutto pronto a casa?” ho chiesto.
“Va tutto a meraviglia”, ha detto. “Ho accompagnato Chloe a casa di mia madre stamattina.”
“Chloe ha pianto quando te ne sei andata?” chiesi, sentendo una fitta di colpa stringermi il petto.
“Stava benissimo”, rispose prontamente Melissa. “Stava già giocando in giardino.”