Ho realizzato il mio abito da ballo con l’uniforme militare di mio padre – La mia matrigna si è fatta beffe di me, poi un ufficiale ha bussato alla porta e le ha consegnato un biglietto che l’ha fatta impallidire.

Un sabato pomeriggio, ero china sulla mia scrivania, con il filo in bocca e la giacca di papà davanti a me, quando la porta si spalancò improvvisamente.

Jen irruppe nella stanza senza nemmeno bussare, con le braccia cariche di abiti color pastello e bretelle aggrovigliate.

Ho fatto un salto, tirando la coperta sopra il mio progetto così velocemente che ho quasi rovesciato la scatola da cucito.

Inarcò un sopracciglio, osservando la forma bitorzoluta sotto la coperta. “Cosa nascondi, Cenerentola?”

“Cosa nascondi, Cenerentola?”

«Niente», dissi, sforzandomi di sbadigliare. «Solo compiti.»

“Non importa.” Tirò fuori un vestito. “Lia ha bisogno che questo vestito venga stirato per stasera.”

Lo sguardo di Jen si soffermò sul progetto, poi scrollò le spalle e se ne andò.

“Lia ha bisogno che questo sia cotto al vapore per stasera.”

***

Tre notti prima del ballo di fine anno, mi sono punta di nuovo con l’ago, e in modo piuttosto grave.

Per un attimo, guardando le cuciture contorte, ho pensato di rinunciare.

Ma io non l’ho fatto.

Quando indossai l’abito finito e mi guardai allo specchio, non vidi una donna disperata.

Ho visto la giacca di mio padre, i miei punti di sutura, la mia storia.

Ho pensato di arrendermi.

***

La sera del ballo di fine anno, in casa regnava il caos. Camila era già in cucina, intenta a sorseggiare la sua seconda tazza di caffè. Non alzò nemmeno lo sguardo quando le passai accanto.

“Chelsea, hai stirato il vestito di Lia?” chiese, con gli occhi ancora incollati al telefono.

“Sì, signora,” risposi.

Riuscivo a sentire l’odore del pane tostato bruciato e del profumo di Lia.

Lia irruppe nella stanza, agitando il telefono e stringendo la sua pochette scintillante. “Jen, dov’è il mio lucidalabbra? Quello dorato. Avevi promesso di non toccarlo!”

Non ha nemmeno alzato lo sguardo quando sono passato.

“Non ho preso il tuo stupido lucidalabbra. Perché sospetti sempre di me?”

“Perché lo fai sempre! Mamma, diglielo…”

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