Mi sono diretto dritto alla camera da letto della mamma e ho spalancato la porta.
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“Di cosa stai parlando? Brenda, rallenta.”
“Vai e basta. Guarda tu stesso. Non posso essere io quello che sta qui quando lo farai.”
La linea è caduta.
Ho afferrato le chiavi. Il tragitto verso casa mi è passato davanti agli occhi come una nebbia nauseabonda. Dodici anni con Brenda. Dodici anni di fiducia. E ora, una sconosciuta nella stanza di mamma?
Ho sfondato la porta d’ingresso. La casa era silenziosa. Troppo silenziosa. Mi sono diretto dritto alla camera da letto di mamma e ho spalancato la porta.
Mia madre, costretta a letto, fragile ed esausta, lo guardava raggiante come se avesse appeso la luna al muro.
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Poi mi sono bloccato.
Seduto sulla sedia accanto al suo letto c’era un uomo. Un gilet di pelle nera. Una barba che gli arrivava al petto. Tatuaggi gli risalivano lungo il collo e ricoprivano entrambe le mani enormi, una delle quali stringeva un cucchiaio di brodo di pollo, delicatamente inclinato verso le labbra di mia madre.
E mamma. Mia madre, costretta a letto, fragile ed esausta, lo guardava raggiante come se avesse appeso la luna.
“Mamma?”
