Un’infermiera si è fermata di nascosto dopo il suo turno per stare accanto a un paziente morente: il funerale le ha cambiato la vita per sempre.
“Il mio turno non finisce prima di un’ora”, dissi. “Ti farebbe piacere un po’ di compagnia?”
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La sua espressione cambiò.
“Mi piacerebbe moltissimo”, rispose.
Avvicinai la sedia del visitatore al suo letto e mi sedetti. All’inizio non parlammo molto. Perlopiù, mi faceva domande. Da dove venivo? Cosa mi aveva spinto a diventare infermiera? Avevo parenti nelle vicinanze?
Ho risposto onestamente, come facevo sempre, raccontandogli dei miei genitori che vivevano a tre ore di distanza, di come mi fossi trasferita in città per studiare e di come avessi finito per lavorare di notte per pagare la retta.
“Ci vuole coraggio”, disse.
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“Ci vuole disperazione”, lo corressi, ridacchiando un po’.