Il visitatore silenzioso che mi ha tenuto compagnia in ospedale quando nessun altro poteva.

Cosa ho imparato da quelle notti
Non so come spiegare cosa sia successo. Potrebbe essere stato un ricordo sepolto sepolto in un momento di vulnerabilità. Potrebbe essere stata una straordinaria coincidenza. O forse qualcosa che va oltre la nostra comprensione, qualcosa che non rientra nelle categorie che solitamente usiamo per classificare la realtà.

Qualunque sia la spiegazione, di una cosa sono assolutamente certo:

In quelle notti silenziose, quando avevo più bisogno di conforto, in realtà non ero solo.
Qualcuno, o qualcosa, mi ha accompagnato quando nessun altro poteva.
Le sue parole si sono avverate: ho recuperato la salute e ho ricominciato a sorridere.
Oggi, ogni volta che guardo quella fotografia, provo la stessa serenità che provavo quando lei sedeva accanto al mio letto. E anche se probabilmente non saprò mai con certezza chi fosse, ho imparato che a volte la vita ci riserva delle occasioni di compagnia nei modi più inaspettati, proprio quando considera che non arriverà nessuno. La solitudine, per quanto profonda possa sembrare, non ha sempre l’ultima parola.

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