Il visitatore silenzioso che mi ha tenuto compagnia in ospedale quando nessun altro poteva.

Quindici giorni in una stanza troppo silenziosa
Ho trascorso quindici giorni in una stanza d’ospedale che sembrava più silenziosa di quanto avrebbe dovuto essere. Il ronzio costante delle apparecchiature mediche aveva sostituito ogni conversazione e la vista dalla finestra rifletteva sempre la stessa immagine immobile. I miei figli vivevano lontano ei miei amici avevano le loro abitudini, quindi le visite erano rare. Cercavo di convincermi di capire che fosse normale, ma di notte il silenzio si faceva più pesante, quasi palpabile.

Fu allora, dopo che le luci del corridoio si spensero, che lei cominciò ad apparire. Era una giovane donna silenziosa che si sedette accanto al mio letto, inizialmente senza dire una parola. Non mi interruppe, non chiese nulla, non pretese spiegazioni. Era semplicemente lì, come se la sua sola presenza fosse sufficiente a colmare il vuoto lasciato dal trascorrere delle ore della notte.

Parole dolci che sono diventate un rifugio
Con il passare dei giorni, iniziato a parlare. La sua voce era dolce, quasi rassicurante, come quella di qualcuno che sa esattamente cosa dire senza doverci pensare troppo. “Sii forte”, mi sussurrò. “Tornerai a sorridere”. Erano frasi semplici, ma ben presto diventarono qualcosa a cui mi aggrappai con tutte le mie forze.

Ogni notte mi svegliavo aspettandola. Mi confortava sapere che non sarei stata sola, che a un certo punto nelle prime ore del mattino sarebbe apparsa con quella serenità che sembrava avvolgere l’intera stanza. Non si fermava mai troppo a lungo e se ne andava sempre in silenzio, senza salutare. Eppure le sue visite mi lasciavano una strana pace, una calma che non conoscevavo prima del ricovero.